Io cambio, oggi

Tu chiamalo, se vuoi, regionale

Pubblicato da: patrillo su: giugno 12, 2010

Si sa, da noi piace fare le cose in grande o, se non ci riusciamo, cerchiamo di far credere di averlo fatto… ed è per questo che qualcuno ha voluto chiamare “regionale” un incontro tra qualche bilancista gravitante nella piana tra Firenze e Pistoia: niente “campagna pubblicitaria”, niente di particolarmente definito, insomma, niente.

Fondamentalmente lo scopo è stato quello di leggere e correggere le prime bozze del prossimo libretto dei bdg, e per fare un lavoro del genere il luogo che abbiamo scelto (oppure, visto che è l’unico che abbiamo trovato libero, il luogo ha scelto noi) è stato Rostolena, piccolissima casa per ritiri e incontri attaccata ad una piccola chiesa in prossimità di Vicchio di Mugello, praticamente dall’altra parte della val di Sieve rispetto a Barbiana. Fuori della casa, una pergola ombreggiata ci ha fatto rivedere le foto di don Lorenzo che faceva scuola, e noi, nel nostro piccolissimo, abbiamo cercato di lavorare producendo una scrittura collettiva. Battute a parte, devo dire che è stato piuttosto emozionante… così emozionante che le tre ore sono volate fino all’ora di cena.

Gran bel posto, Rostolena. In mezzo alle colline che portano all’appennino tosco-emiliano, circondata da boschi e campi. Così piccola e con le case così sparpagliate sulle colline circostanti, eppure anche qui, accanto alla chiesa, una lapide con ben quattordici nomi ricorda le vittime della Grande Guerra. Dopo cena, le lucciole sono apparse, tante, e sono tornato un po’ bambino a rivedere lo spettacolo misterioso e normale (una volta) di questi insettini volanti con la loro lucetta lampeggiante come il faro di una bici. Era un pezzo che non ne vedevo, e sono contento. Poi, il dopocena. Il dopocena, dopo lucciole e piatti da lavare, è cominciato (e finito) intorno alle undici. A letto, mi sono preso una bella coperta di lana (a casa no, si suda di già) e ho dormito come un sasso pigro fino al mattino dopo.

Al mattino, due passi (o tre, o quattro) fino all’azienda Malpaga, famiglia trentina che ormai da oltre trent’anni si è trasferita in Mugello per produrre (indovinate?) mele… e si fa presto a dire mele. Da piccolo sapevo che le mele erano rosse o, al limite gialle. Credevo che la differenza fosse solo del colore, come per le bici… e invece no, si tratta di razze diverse. Col tempo ho imparato che la mela può essere di più tipi. Lì invece ho imparato che le ultime mele in Italia si colgono alla fine di novembre, e che si può essere attenti all’ambiente anche senza essere produttori biologici: è chiaro che è preferibile l’agricoltura biologica, ma vedere comunque una grande attenzione nella limitazione di concimi e antiparassitari oltre allo sviluppo di “antagonisti naturali” (cinciallegre, per esempio, o coccinelle) mi ha fatto molto piacere.

Tornati alla base, abbiamo pranzato insieme, persino assaggiando un’insalata russa fatta con una ricetta russa, tanto per dare un valore internazionale al nostro stare insieme.

E’ stato un interessante incontro, la compagnia piacevole. Abbiamo lavorato insieme (senza finire, però) e anche imparato. La prossima occasione per riprovarci ancora… all’incontro nazionale di fine agosto a Massa.

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