Pubblicato da: patrillo su: giugno 6, 2010
Si tratta dell’articolo della Costituzione che permette a tutti, dai giornalisti ai Presidenti del Consiglio fino ai calciatori di dire quello che pensano in tutta libertà.
E’ grazie a questo articolo che si può criticare, per esempio, Roberto Saviano.
Pensate: uno sta a tirar pedate ad un pallone tutto il giorno, poi si ferma un attimo e fa la sua critica. Giusto. Non so se lui o chiunque altro avrà letto il libro, se magari lo avrà scambiato per un libro di cucina (con tutti quei coltelli in copertina…) oppure no, c’erano troppe pagine e poche figure.
Quando il libro è uscito ricordo che fece molto clamore, così tanto che riuscii ad averlo in prestito dalla biblioteca solo un anno dopo. Niente di male, non si sciupa mica. L’anno dopo esplose di nuovo il caso grazie al film tratto dal libro.
Grazie alla fama probabilmente Saviano è diventato ricco, e non c’è niente di male visto che l’ha fatto scrivendo un libro e non, per esempio, vendendo titoli di finanza spazzatura. Grazie a questa fama l’autore in questione è costretto a vivere in semiclandestinità e sotto scorta. Non mi pare un grande vantaggio, però qualcuno continua a rinfacciarglielo…
La sindrome della par condicio colpisce anche i suoi critici: molti dicono che ha sciupato l’immagine dell’Italia nel mondo (come se, per fare un piccolo esempio, i fatti di Duisburg non fossero mai accaduti…) o che scrive soltanto cose brutte senza mostrare anche le belle… come se un libro sulla tragedia del Vajont dovesse contenere anche trenta-quaranta pagine sui benefici dell’energia idroelettrica…
In tanti hanno scritto sul malaffare italiano, e sono stati uccisi. Mi vengono in mente Siani, Impastato, Fava… e chissà quanti altri che non ricordo.
Saviano ha scritto quello che c’è e si sa. Magari qualcuno vorrebbe far finta di nulla, ma c’è.
Grazie per averlo fatto. E mi auguro che possa cominciare un cammino di “indipendenza” e riscatto.