Pubblicato da: patrillo su: maggio 22, 2010
Se fosse mancato qualcosa nella competizione nord-sud nel nostro Paese, l’assegnazione della candidatura alle Olimpiadi del 2020 l’ha ulteriormente alimentata.
Le due città in competizione erano Roma e Venezia, e la prima l’ha spuntata. Le reazioni degli sconfitti (annunciati) non sono state certo da “calma olimpica”, anzi. In uno degli articoli che ho letto sull’argomento ci si lamentava dello scarso coraggio nell’assegnare l’evento ad un territorio “nuovo perché antico” e “innovatore” grazie al suo “volto di aristocrazia popolare”: si parla di Venezia, anche se non sembra.
A quanto pare il motto “l’importante è partecipare” non si confà alla competizione per ottenere la sede. Visto che alcune dicerie raccontano che una certa edizione delle Olimpiadi sia stata curiosamente assegnata ad una città sede di una azienda produttrice di bevande alla caffeina (e sponsor dei Giochi), mi viene da pensare che forse il Merlot non ha affascinato abbastanza da battere la bevanda con le bollicine.
Qualcuno si augura che, in ogni caso, la manifestazione non venga assegnata al nostro Paese. Tra l’altro, solo pochissimi anni fa ci sono state le Olimpiadi invernali, con tutto il seguito di impianti poco o punto utilizzati. Ripenso ai mondiali di nuoto, e a come sono stati gestiti in modo emergenziale. Ripenso ai mondiali di calcio del 1990, allo stadio di Torino costruito per l’occasione e buttato giù qualche anno dopo. Penso al velodromo olimpico di Roma, lasciato andare in malora e poi abbattuto quasi due anni fa (e adesso, nel caso che i Giochi fossero assegnati a Giochi, con una lunghissima lista di cambiali da pagare… in cambio di cosa?