Pubblicato da: patrillo su: maggio 15, 2010
Premessa: io ho smesso, da anni, di seguire i miliardari (adesso, in euro, milionari) che, in mutande, prendono a calci un sacchetto di pelle di vacca pieno d’aria.
Ho smesso non perché non fosse divertente, ma perché, onestamente, pensare che un ragazzino in lotta perenne con i congiuntivi guadagni di più di un chirurgo che fa trapianti di cuore mi è insopportabile. Capisco che sia un atteggiamento un po’ snob, ma non posso più farne a meno.
Detto questo, in queste ultime settimane intorno al gioco del pallone (che lo si voglia o no, è il “circo” degli antichi romani) ci sono state vicende anche drammatiche.
Mentre alcuni parlamentari presentano interrogazioni (o qualcosa del genere) sugli arbitraggi di varie partite (argomento interessante di cui però mi sfugge l’utilità verso il Paese), ho letto proprio in questi giorni che alcuni tifosi, a caccia dei biglietti per una importante finale, stanno pernottando da giorni di fronte allo sportello di vendita, forse senza lamentarsi.
In parlamento invece i “club” della squadra (perché esistono i club di tifosi parlamentari) avranno a disposizione un adeguato numero di biglietti, così come altri assessori, consiglieri e così via. Niente di strano, si tratta di una azienda privata che dispone dei propri biglietti come crede.
Però è noioso quel retrogusto amarognolo della “preferenza” data ai VIP… ma forse “quel” mondo è bello proprio perché è così: in molti si “sacrificano” (lo so, è una parola troppo grossa per situazioni del genere) andanto alla partita al freddo e sotto la pioggia, mentre pochi hanno a disposizione biglietti di tribuna (spesso gratis) e zero code. Una perfetta metafora del mondo reale.